Buongiorno omini!
Vorrei parlarvi, come al solito sparando parole a raffica dalla mia tastiera, di una strana sensazione provata oggi. Ero per strada, fermo all'angolo di una qualunque piazza di una qualunque città di una qualunque nazione, c'era il sole ed il mio stato d'animo era assolutamente dei più normali, tenderei a definirlo distratto.
Ero li e pensavo placidamente agli affari miei, decisamente estraniato dal mondo, fermo, intento in quella che era la mia occupazione del momento: aspettare che si presentasse la persona con cui avevo appuntamento.
Ora pongo tanta enfasi sulla mia condizione di estraneità dalla realtà in movimento per spiegarvi che ero proprio un pezzo di arredo urbano, per nulla partecipe della fretta che lo circondava.
Ad un tratto (vorrei aprire una breve parentesi per discutere su quanto faccia schifo l'espressione "ad un tratto". L'ho usata proprio perchè ci tengo a sottolineare che l'abuso di questa espressione, spesso come capoverso, per me è una delle cose più oripilanti che si possa vedere in un certo tipo di narrativa) un signore benvestito di quelli giaccacravattacamiciaocchialidasole mi da una spallata continuando sulla sua strada senza il minimo segnale che facesse intendere che lui si sia accorto di avermi urtato.
Sul momento il mio corpo registra il dato "urto", controbilancia il peso per non perdere equilibrio, produce un vago accenno di dolore ed una lieve scarica di adrenalina fino a qui nulla di anormale, il mio cervello prova una misurata dose di rabbia che non ritiene essere sufficiente a innescare nessun altro tipo di movimento ne a farmi emettere suoni.
Sembrerebbe una cosa abbastanza normale, sicuramente il mio corpo e il mio cervello hanno gestito bene la cosa, se non fosse che immediatamente dopo la reazione "naturale" mi sono ritrovato riassorbito nella realtà che mi circondava e non più arredo urbano, mi sono ritrovato con il cervello in movimento.
Una spallata, per chi è avvezzo a camminare in posti affollati è nulla più che la norma, siamo socialmente indirizzati a considerare la cosa un incidente che nel più grave dei casi, se provocato da persone educate si conclude con uno "scusi" seguito da un "niente", pero' in me ha provocato una sensazione come di risveglio, di presa di coscienza di quello che mi circondava.
Prima di quela semplice spallata io non ero veramente a conoscenza di quello che avevo intorno, ma improvvisamente quella sensazione di spalla contro spalla ha acceso la luce, mi ha schiacciato di fronte alla realtà. Ho visto con attenzione. Ho ragionato. E non è stato bello.
venerdì 30 marzo 2012
domenica 25 marzo 2012
Me VS me
Omini ... Buondì.
Si diceva delle contraddizioni ... bene ... io sottoscritto Sig. Vedere Vorrei dichiaro quanto segue:
rivendico il sacrosanto diritto a cambiare idea, a mutare i pensieri precedentemente formulati, a dire tutto e il contrario di tutto secondo un'ottica che è, è stata e sarà solo mia e di nessun altro.
Vedete miei omini preferiti la questione è semplice, mi sono accorto dopo anni e anni di testardaggine, di incaponimenti, di principi saldi che tutto questo è sconveniente e, di più, controproducente.
Spesso si è portati a credere che un uomo di principio, un uomo che sa mantenere salda la barra delle proprie convinzioni, il famoso uomo tutto di un pezzo sia l'ideale di uomo integerrimo e che questo aspetto andrebbe ricercato e perseguito nella personalità di tutti. Sono caduto anche io in questa trappola, anche io ho per lungo tempo creduto a questo mito, ho coltivato e cresciuto in me questa "fermezza".
Durante tutto questo periodo però non sono mai riuscito a mettere a tacere quel pensiero ribelle che continuamente mi invita a ripensarci, a riformulare, ad argomentare, ed è successo che iniziassi ad argomentare con me stesso e che sorprendentemente mi ritrovasi coinvolto in delle meravigliose discussioni estremamente animate tra "Me" e "me", ulteriore e forse più grande sorpresa era che "me" era in grado di proporre temi deciamente convincenti a cui spesso "Me" non sapeva minimiamente cosa ribattere e cercava di replicare solo con la fermezza delle proprie convinzioni, con la dispotica perseveranza di chi non vuole lasciarsi convincere. Ma col tempo "me" ha dimostrato più e più volte di essere un ragazzo decisamente sveglio, non si è mai arreso ha sempre continuato con la forza della ragione e con le sue tesi logiche ad imporre punti di vista su punti di vista facendo lentamente breccia in "Me" ...
Inizialmente è stata una catastrofe, nella guerra tra "Me" e "me" non ci sono stati vincitori ne vinti, sono nate altre fazioni, alti "Me" altri "me" e tutti insieme alla fine si è deciso per l'abbandono del conflitto e per l'apertura di un tavolo di trattative permanente.
Da quel momento nel mio cervello si è ufficialmente insediato un palazzo di vetro in perfetto stile ONU in cui le discussioni sono in continuo mutamento ed in continua evoluzione ma sono estremamente argomentate, dibattute, sono in movimento.
Per questo spero sia chiaro a tutti che non dirò mai l'ultima parola con il sigillo della certezza, ma anzi mi divertirò spesso a cambiare idea, ad affermare l'esatto contrario di quanto espresso fino ad ora e sentirò il fare questo come un processo perfettamente logico ed assolutamente razionale.
Si diceva delle contraddizioni ... bene ... io sottoscritto Sig. Vedere Vorrei dichiaro quanto segue:
rivendico il sacrosanto diritto a cambiare idea, a mutare i pensieri precedentemente formulati, a dire tutto e il contrario di tutto secondo un'ottica che è, è stata e sarà solo mia e di nessun altro.
Vedete miei omini preferiti la questione è semplice, mi sono accorto dopo anni e anni di testardaggine, di incaponimenti, di principi saldi che tutto questo è sconveniente e, di più, controproducente.
Spesso si è portati a credere che un uomo di principio, un uomo che sa mantenere salda la barra delle proprie convinzioni, il famoso uomo tutto di un pezzo sia l'ideale di uomo integerrimo e che questo aspetto andrebbe ricercato e perseguito nella personalità di tutti. Sono caduto anche io in questa trappola, anche io ho per lungo tempo creduto a questo mito, ho coltivato e cresciuto in me questa "fermezza".
Durante tutto questo periodo però non sono mai riuscito a mettere a tacere quel pensiero ribelle che continuamente mi invita a ripensarci, a riformulare, ad argomentare, ed è successo che iniziassi ad argomentare con me stesso e che sorprendentemente mi ritrovasi coinvolto in delle meravigliose discussioni estremamente animate tra "Me" e "me", ulteriore e forse più grande sorpresa era che "me" era in grado di proporre temi deciamente convincenti a cui spesso "Me" non sapeva minimiamente cosa ribattere e cercava di replicare solo con la fermezza delle proprie convinzioni, con la dispotica perseveranza di chi non vuole lasciarsi convincere. Ma col tempo "me" ha dimostrato più e più volte di essere un ragazzo decisamente sveglio, non si è mai arreso ha sempre continuato con la forza della ragione e con le sue tesi logiche ad imporre punti di vista su punti di vista facendo lentamente breccia in "Me" ...
Inizialmente è stata una catastrofe, nella guerra tra "Me" e "me" non ci sono stati vincitori ne vinti, sono nate altre fazioni, alti "Me" altri "me" e tutti insieme alla fine si è deciso per l'abbandono del conflitto e per l'apertura di un tavolo di trattative permanente.
Da quel momento nel mio cervello si è ufficialmente insediato un palazzo di vetro in perfetto stile ONU in cui le discussioni sono in continuo mutamento ed in continua evoluzione ma sono estremamente argomentate, dibattute, sono in movimento.
Per questo spero sia chiaro a tutti che non dirò mai l'ultima parola con il sigillo della certezza, ma anzi mi divertirò spesso a cambiare idea, ad affermare l'esatto contrario di quanto espresso fino ad ora e sentirò il fare questo come un processo perfettamente logico ed assolutamente razionale.
sabato 24 marzo 2012
Fedeli
Salve Omini.
Quando senti qualcuno parlare di come si conduce un "Blog di successo" senti sempre parlare di questa fantomatica fidelizzazione del lettore ... Ah perbacco ... in pratica secondo le menti brillanti del nostro universo parallelo telematico uno dovrebbe mettere su una sorta di trappolone per voi altri omini in cui tenervi continuamente sospesi con "arrivederci alla prossima puntata" o con più o meno espliciti inviti al commento, sondaggi, domande, ed altre gradevoli amenità.
Quando senti parlare le menti brillanti dell'universo editoriale invece è tutto un fiorire di consigli su come tenere il lettore sospeso, su come dipanare la trama a piccole dosi, su come guidare il lettore nel labirinto della narrazione, su come creare suspance e tensione narrativa.
Ora io che sono quel cosino che accecato dalle luci vede solo omini di spalle, di sicuro non sono la fonta più accreditata a mettere in discussione queste mirabolanti teorie, che evidentemente del successo pure riscuotono se vengono considerate da tutti il verbo al quale affidarsi, però qualcosina da dirla in merito pure ce l'avrei.
Ma perchè non lasciamo ai nostri omini la libertò di provare attrazione pura e istintuale per quello che leggono, perchè non proviamo a distaccarci dall'idea che il nostro omino non sia in grado di effettuare delle scelte consapevoli, che lo portano ad apprezzarci o meno in base a quello che diciamo e non a come lo diciamo?
Anche qui sono consapevole ad esempio di non avere appena scritto nulla di particolarmente rivoluzionario, di particolarmente nuovo o di particolarmente sensato, ma in onore a quanto scritto tre righi fa me ne disinteresso totalmente convinto dell'idea che se qualcuno è arrivato a leggere fino a qui è perché forse a lui, forse proprio a lui, interessava quello che stava leggendo.
Questo è il diritto a leggere quello che ci pare e ci piace fino a quando ci pare e ci piace.
E poichè stamattina mi sento in vena di rivendicazioni farneticanti voglio riappropriarmi di un altro sottovalutatissimo diritto di chi scrive ... voglio rivendicare il diritto a contraddirmi!!
E proprio per questo ve lo spiego al prossimo post, così contraddico tutto quello che ho appena scritto ed in un colpo solo vi fidelizzo pure!
Quando senti qualcuno parlare di come si conduce un "Blog di successo" senti sempre parlare di questa fantomatica fidelizzazione del lettore ... Ah perbacco ... in pratica secondo le menti brillanti del nostro universo parallelo telematico uno dovrebbe mettere su una sorta di trappolone per voi altri omini in cui tenervi continuamente sospesi con "arrivederci alla prossima puntata" o con più o meno espliciti inviti al commento, sondaggi, domande, ed altre gradevoli amenità.
Quando senti parlare le menti brillanti dell'universo editoriale invece è tutto un fiorire di consigli su come tenere il lettore sospeso, su come dipanare la trama a piccole dosi, su come guidare il lettore nel labirinto della narrazione, su come creare suspance e tensione narrativa.
Ora io che sono quel cosino che accecato dalle luci vede solo omini di spalle, di sicuro non sono la fonta più accreditata a mettere in discussione queste mirabolanti teorie, che evidentemente del successo pure riscuotono se vengono considerate da tutti il verbo al quale affidarsi, però qualcosina da dirla in merito pure ce l'avrei.
Ma perchè non lasciamo ai nostri omini la libertò di provare attrazione pura e istintuale per quello che leggono, perchè non proviamo a distaccarci dall'idea che il nostro omino non sia in grado di effettuare delle scelte consapevoli, che lo portano ad apprezzarci o meno in base a quello che diciamo e non a come lo diciamo?
Anche qui sono consapevole ad esempio di non avere appena scritto nulla di particolarmente rivoluzionario, di particolarmente nuovo o di particolarmente sensato, ma in onore a quanto scritto tre righi fa me ne disinteresso totalmente convinto dell'idea che se qualcuno è arrivato a leggere fino a qui è perché forse a lui, forse proprio a lui, interessava quello che stava leggendo.
Questo è il diritto a leggere quello che ci pare e ci piace fino a quando ci pare e ci piace.
E poichè stamattina mi sento in vena di rivendicazioni farneticanti voglio riappropriarmi di un altro sottovalutatissimo diritto di chi scrive ... voglio rivendicare il diritto a contraddirmi!!
E proprio per questo ve lo spiego al prossimo post, così contraddico tutto quello che ho appena scritto ed in un colpo solo vi fidelizzo pure!
venerdì 23 marzo 2012
La Speranza
Omini ... buonasera!
Ho dato il titolo a questo post quando ancora non sapevo esattamente cosa volevo scrivere, in realtà mentre batto sulla mia tastierina non ho ancora ben presente dove voglio andare a parare però ho questa voglia di continuare a seguire il filo di questo scorrere veloce di battute.
La speranza si diceva; forse la speranza che da questo muovere di dita salti fuori qualcosa di interessante, forse la speranza che da questo muovere di dita salti fuori un muoversi di vita, forse la speranza che da questo muoversi di dita salti fuori un po di chiarezza, forse la speranza che da questo muoversi di dita ...
Non ne ho la minima idea pero' seguo in modo ipnotico il fluire delle lettere una dietro l'altra.
In me il battere ritmico delle mie dita su questa tastiera rappresenta un qualcosa di praticamente ipnotico, mi tiene incollato, non smetterei più di battere tastini.
Ogni tanto mi capita di entrare in uno di quei grandi magazini di elettronica dove espongono tutti in fila una lunga serie di computer ed io non so resistere alla tentazione e con fare sospetto e di soppiatto mi metto a sparare parole una dietro l'altra su quella magnifica fila di tastiere saltellando dall'una all'altra senza soluzione di continuità. Varie volte mi è capitato di essere avvicinato da qualcuno che accoglie il mio fare con una certa gamma di reazioni che spazia dal "guarda questo vandalo" al "povero matto".
Io però mi diverto a continuare a sparare parole sulle mie tastierine e questa volta siete voi gli omini a cui lancio la palla della gamma di reazioni ... con una speranza ...
Ho dato il titolo a questo post quando ancora non sapevo esattamente cosa volevo scrivere, in realtà mentre batto sulla mia tastierina non ho ancora ben presente dove voglio andare a parare però ho questa voglia di continuare a seguire il filo di questo scorrere veloce di battute.
La speranza si diceva; forse la speranza che da questo muovere di dita salti fuori qualcosa di interessante, forse la speranza che da questo muovere di dita salti fuori un muoversi di vita, forse la speranza che da questo muoversi di dita salti fuori un po di chiarezza, forse la speranza che da questo muoversi di dita ...
Non ne ho la minima idea pero' seguo in modo ipnotico il fluire delle lettere una dietro l'altra.
In me il battere ritmico delle mie dita su questa tastiera rappresenta un qualcosa di praticamente ipnotico, mi tiene incollato, non smetterei più di battere tastini.
Ogni tanto mi capita di entrare in uno di quei grandi magazini di elettronica dove espongono tutti in fila una lunga serie di computer ed io non so resistere alla tentazione e con fare sospetto e di soppiatto mi metto a sparare parole una dietro l'altra su quella magnifica fila di tastiere saltellando dall'una all'altra senza soluzione di continuità. Varie volte mi è capitato di essere avvicinato da qualcuno che accoglie il mio fare con una certa gamma di reazioni che spazia dal "guarda questo vandalo" al "povero matto".
Io però mi diverto a continuare a sparare parole sulle mie tastierine e questa volta siete voi gli omini a cui lancio la palla della gamma di reazioni ... con una speranza ...
Karl
Si apre il sipario ...
nella mia testa è propriamente così, sono pronto, ho il mio costume di scena: maglia consunta, boxer, tazza di latte&caffè ...
voi siete sempre li schierati ed io vi devo dire qualcosa, qualsiasi cosa, perchè non so perchè ma voi per me state rapidamente diventando come quei bambini che devono sentire la voce della mamma per addormentarsi, non importa cosa la madre dica, basta che lo dica con voce suadente e senza interruzioni.
Ed allora sotto a scrivere, ed oggi vi racconto di Karl.
Karl è il protagonista di un quasi qualcosa che ho scritto una volta, un tentativo di romanzo, in tutta sincerità in quel forseromanzo il protagonista non aveva un nome, non glielo avevo dato, era scritto in prima persona quindi non ne sentivo la necessità, però adesso mentre ne scrivevo mi è venuto voglia di chiamarlo Karl, non chiedetemi minimamente perchè, non ne ho idea.
Si diceva di Karl dunque, era un simpatico ometto senza una storia e senza una identità definita (si nota che mi perseguita un po questa cosa?) che un giorno di punto in bianco decide di uccidere, di farlo pero' in modo freddo, asettico, di farlo in quello che lui considera un modo professionale, di farlo sparando da lontano, come un cecchino. Ma Karl ovviamente non è un killer, non ha nessuna abilità pregressa nell'uso delle armi, ne sa dove procurarsene una, non è mosso dalla ricerca di notorietà, non vuole la sua foto sui giornali, non si considera nemmeno un criminale, è un uomo mosso dalla curiosità di riuscire ad uccidere un altro uomo.
Pensateci un secondo, se uno di voi dovesse, per chissà quale motivo comprare un fucile da cecchino, in un modo che non vi porti in galera in meno di 7 minuti, trasportarlo e custodirlo in un luogo sicuro e possibilmente anonimo, ma più di tutto imparare a spararci, come farebbe? Dove andrebbe? Di chi si fiderebbe? Potrebbe parlarne con qualcuno? Saprebbe gestire questa immersione totale in un mondo che non è il suo?
Era la storia di Karl un uomo che si trova, per assecondare un impulso, a vivere in un mondo di cui non conosce le regole, non conosce le insidie, non conosce gli usi e i personaggi ma deve, sente di dovere, resistere per trovare la sua strada anche se va verso un baratro ...
nella mia testa è propriamente così, sono pronto, ho il mio costume di scena: maglia consunta, boxer, tazza di latte&caffè ...
voi siete sempre li schierati ed io vi devo dire qualcosa, qualsiasi cosa, perchè non so perchè ma voi per me state rapidamente diventando come quei bambini che devono sentire la voce della mamma per addormentarsi, non importa cosa la madre dica, basta che lo dica con voce suadente e senza interruzioni.
Ed allora sotto a scrivere, ed oggi vi racconto di Karl.
Karl è il protagonista di un quasi qualcosa che ho scritto una volta, un tentativo di romanzo, in tutta sincerità in quel forseromanzo il protagonista non aveva un nome, non glielo avevo dato, era scritto in prima persona quindi non ne sentivo la necessità, però adesso mentre ne scrivevo mi è venuto voglia di chiamarlo Karl, non chiedetemi minimamente perchè, non ne ho idea.
Si diceva di Karl dunque, era un simpatico ometto senza una storia e senza una identità definita (si nota che mi perseguita un po questa cosa?) che un giorno di punto in bianco decide di uccidere, di farlo pero' in modo freddo, asettico, di farlo in quello che lui considera un modo professionale, di farlo sparando da lontano, come un cecchino. Ma Karl ovviamente non è un killer, non ha nessuna abilità pregressa nell'uso delle armi, ne sa dove procurarsene una, non è mosso dalla ricerca di notorietà, non vuole la sua foto sui giornali, non si considera nemmeno un criminale, è un uomo mosso dalla curiosità di riuscire ad uccidere un altro uomo.
Pensateci un secondo, se uno di voi dovesse, per chissà quale motivo comprare un fucile da cecchino, in un modo che non vi porti in galera in meno di 7 minuti, trasportarlo e custodirlo in un luogo sicuro e possibilmente anonimo, ma più di tutto imparare a spararci, come farebbe? Dove andrebbe? Di chi si fiderebbe? Potrebbe parlarne con qualcuno? Saprebbe gestire questa immersione totale in un mondo che non è il suo?
Era la storia di Karl un uomo che si trova, per assecondare un impulso, a vivere in un mondo di cui non conosce le regole, non conosce le insidie, non conosce gli usi e i personaggi ma deve, sente di dovere, resistere per trovare la sua strada anche se va verso un baratro ...
giovedì 22 marzo 2012
Premesse
Facciamo qualche premessa in modo da mediare questo rapporto da creare tra me e voi, dove voi ovviamente siete degli omini assolutamente immaginari, presenti solo nella mia testa, seduti in una enorme platea colma di poltroncine di raso rosse. Per la cronaca nella mia visione della scena, pur stando io sul palco di fronte a voi, non riesco a vedervi in faccia ma anzi vi vedo solo di spalle ... e in tutta sincerità non credo vi Vorrei Vedere.
Tornando alle premesse vi volevo spiegare che questo blog non avrà un filo conduttore.
Mi riservo, da bravo ometto sul palco assediato da tutti voi, la libertà di potere scrivere di ogni cosa mi venga voglia, in qualsiasi forma.
Nulla di quello che scriverò si può suppore sia vero, come nulla di quello che scriverò si può suppore sia falso. D'altronde l'esemipo più lampante siete proprio voi, si voi omini di spalle, il mio pubblico di riferimento, come si puo' dire che esistiate? Ma allo stesso tempo come si può negare la vostra presenza in quella massa informe che è internet?!
Tornando alle premesse vi volevo spiegare che questo blog non avrà un filo conduttore.
Mi riservo, da bravo ometto sul palco assediato da tutti voi, la libertà di potere scrivere di ogni cosa mi venga voglia, in qualsiasi forma.
Nulla di quello che scriverò si può suppore sia vero, come nulla di quello che scriverò si può suppore sia falso. D'altronde l'esemipo più lampante siete proprio voi, si voi omini di spalle, il mio pubblico di riferimento, come si puo' dire che esistiate? Ma allo stesso tempo come si può negare la vostra presenza in quella massa informe che è internet?!
Intro, strofa, ritornello
Ed eccoci qui, avanti ad una tastiera, con quel senso di "dovere scrivere qualcosa" che non è la prima volta che provo nella mia vita.
Scrivere è sempre stato qualcosa che mi affascina e che mi piace, mi da una qualche soddisfazione che si perde in non so più quale strano senso di appagamento decisamente e discretamente autoreferenziale.
Autoreferenziale ... si ... perchè questa e' la prima volta che decido di scrivere qualcosa in una forma pubblica, in una forma che mi mette in discussione, che fa si che il battere delle dita su questa tastiera sia "ufficiale" e non più celato in quei cassetti e in quei quaderni che mai ti va di fare vedere a qualcuno e anzi, ne neghi con forza l'esistenza.
"Potrei scrivere un blog" ... questo pensiero mi è balzato in testa decine e decine di volte, ma poi sono sempre stato frenato dall'idea di doverlo mostrare, condividere. Frenato dall'idea che in qualche modo la sua stessa esistenza mi privi della sincerità che mi piace mettere in quello che scrivo ... che l'essere letto da qualcuno che magari mi conosce e che si aspetta di leggere quello che serve per riconoscere il "solito me" mi limiti, mi costringa in dei temi, in dei tempi. La verità è che io voglio essere libero di scrivere un po quello che mi pare e mi piace senza che questo vi debba interessare.
Se qualcuno, anche solo uno mi troverà argomento interessante di lettura io sarò una persona felice, ma se io dovessi pormi l'interesse da suscitare come motivo per cui muovere le mie falangi già so che vivrei un blocco immediato.
Per cui eccomi qui in tutta la mia follia e il mio scrivere senza volere essere visto, ma volendo vedere.
Scrivere è sempre stato qualcosa che mi affascina e che mi piace, mi da una qualche soddisfazione che si perde in non so più quale strano senso di appagamento decisamente e discretamente autoreferenziale.
Autoreferenziale ... si ... perchè questa e' la prima volta che decido di scrivere qualcosa in una forma pubblica, in una forma che mi mette in discussione, che fa si che il battere delle dita su questa tastiera sia "ufficiale" e non più celato in quei cassetti e in quei quaderni che mai ti va di fare vedere a qualcuno e anzi, ne neghi con forza l'esistenza.
"Potrei scrivere un blog" ... questo pensiero mi è balzato in testa decine e decine di volte, ma poi sono sempre stato frenato dall'idea di doverlo mostrare, condividere. Frenato dall'idea che in qualche modo la sua stessa esistenza mi privi della sincerità che mi piace mettere in quello che scrivo ... che l'essere letto da qualcuno che magari mi conosce e che si aspetta di leggere quello che serve per riconoscere il "solito me" mi limiti, mi costringa in dei temi, in dei tempi. La verità è che io voglio essere libero di scrivere un po quello che mi pare e mi piace senza che questo vi debba interessare.
Se qualcuno, anche solo uno mi troverà argomento interessante di lettura io sarò una persona felice, ma se io dovessi pormi l'interesse da suscitare come motivo per cui muovere le mie falangi già so che vivrei un blocco immediato.
Per cui eccomi qui in tutta la mia follia e il mio scrivere senza volere essere visto, ma volendo vedere.
Iscriviti a:
Post (Atom)